A cura di Paolo, dello staff di Tales
of Nerds.
Il titolo che sto per
recensire non è un gioco normale. Se dovessi approcciarmi ad esso
come ad un qualunque altro videogame, probabilmente lo liquiderei con
un giudizio tendenzialmente negativo. Ma così facendo, non farei
altro che dimostrare di non aver per nulla compreso il lavoro dei
Cavia. Parliamo di Nier, titolo uscito per Xbox360 e Ps3 nel 2010. La
sua storia è alquanto controversa: all'uscita, il titolo è stato
distrutto dalla critica, la quale ha insistito su come il comparto tecnico fosse datato rispetto agli standard e su come il ritmo di gioco fosse mal calcolato, con diversi stili di gameplay che
finivano per rendere l'opera dei Cavia un'accozzaglia di generi
senz'anima. Per fortuna, con l'andare del tempo, una schiera di fan
si è sollevata, sostenendo come, in realtà, il titolo fosse una
perla, nonostante tutti i suoi problemi tecnici. Ogni particolare in
Nier ha infatti un suo perché, compreso il gameplay apparentemente
“mal calcolato”; cosa che un recensore dai tempi stretti e
abituato ormai a valutare nei videogiochi sempre le medesime
caratteristiche (grafica, sonoro, gameplay...) difficilmente è in
grado di cogliere.
Un minimo di informazione
va fatta: Nier è stato prodotto dai Cavia, lo studio giapponese
creatore dei vari Drakengard, che ha a capo uno dei più grandi geni
della narrativa videoludica: Yoko Taro. Nier rappresenta infatti la
realizzazione dei sogni più oscuri e segreti di Taro: creare un
gioco che stravolgesse tutto ciò che l'utente pensa di sapere sui
videogames, in particolare i j-rpg. Poco importa, per il direttore
giapponese, che voi siate d'accordo o meno con il suo modo di
pensare: giocare Nier significa stare alle sue regole, che lo
vogliate o no. E vuol dire anche sopportare un po' di frustrazione,
se si vuole arrivare fino alla fine. Fa parte dell'esperienza, ma,
fidatevi, se apprezzate le belle trame, ne vale la pena.
Un'estate innevata in
un mondo post-apocalittico.
Descrivere
la trama di Nier senza spoiler è un'impresa praticamente
impossibile, tant'è che lo farò in un articolo dedicato. Vi basti
sapere che il titolo è ambientato in un mondo che circa 1300 anni
dopo una crisi che ha minacciato l'estinzione dell'umanità, questa è
dovuta ritornare ad una società medievale per poter sopravvivere.
Voi impersonate un nerboruto uomo di mezz'età a cui dovete dare un
nome (operazione importantissima dal punto di vista della trama), la
cui figlia, Yonah, è malata e non si accinge a guarire. Il vostro
personaggio, che è volutamente l'apoteosi dell'eroe “buono”
tipico dei j-rpg, passa le giornate ad aiutare gli abitanti del
villaggio in praticamente qualunque lavoro, nella speranza che la
figlia migliori. La trama comincia a muoversi quando vostra figlia,
spinta da una leggenda popolare, scappa nel tempio perduto (infestato
dalle Shades, i nemici del gioco) a cercare dei fiori che si dice
guariscano qualunque male. Là incontrate Grimoire Weiss, il libro
parlante che vi accompagnerà per tutto il viaggio e che rappresenta
la cura per la malattia di vostra figlia. O ,almeno, così credete
voi.
La
cosa interessante, in questa recensione, non è tanto spoilerarvi la
storia (della quale l'unica cosa che dirò è che raramente in Nier
vedrete cose felici), quanto, piuttosto, mostrare come questa viene
raccontata. La narrativa è infatti il cavallo di battaglia di Nier.
Ogni cosa all'interno del titolo ha il suo perché: Yoko Taro vi
farà credere sempre ciò che vuole lui, godendo probabilmente mentre
voi tentate invano di crearvi una teoria di quanto sta accadendo,
sempre errata e parziale ovviamente. Ad esempio: il fatto che le
Shades sanguinino dopo aver subito un attacco da parte vostra ha una
motivazione. Così come il fatto che esse siano inizialmente
pacifiche e che poi, col proseguire dell'avventura, diventino man
mano più aggressive. Non è infatti un errore di programmazione il
fatto che all'inizio esse non vi attacchino. Ma cosa sono le Shades?
Difficilmente, per gran parte del gioco vi soffermerete a
chiedervelo. Sono i nemici, vanno sconfitti. Oppure il fatto che
Kainé, uno dei personaggi che vi accompagna durante l'avventura, sia
presentata come la classica ragazza dei j-rpg (riprendendo, ma solo
apparentemente,l'archetipo “tsundere”) poco vestita e
tendenzialmente scontrosa; mentre in realtà entrambe queste cose
hanno una ragione di esistere, e rendono il personaggio uno dei più
belli mai creati per un videogioco (potete vedere la sua storia in
questo video. La vostra pazienza sarà ampiamente premiata). Oppure
perché Weiss conosce tantissime informazioni sugli esseri viventi? O
come fanno Devola e Popola a sapere sempre quale è il vostro
prossimo obiettivo? Insomma il gioco di Taro è quello di provocarvi
continuamente, stuzzicare e manipolare i vostri sensi e lo scorrere
dei vostri ragionamenti a suo piacimento, sia a livello di gameplay
(lo vedremo tra poco) sia a livello di narrativa. Vi capiterà
infatti spesso di cambiare la vostra opinione, fino a dubitare, in
modo motivato e razionale, della legittimità delle azioni del vostro
protagonista. Nier si presenta infatti, a livello di narrativa, un
gioiello, una rara prova di bravura da parte di questo sceneggiatore. Il titolo inoltre, se dal punto di vista tecnico risulta deludente, con cali di frame, compenetrazioni poligonali e una resa grafica ben al di sotto della media, si difende estremamente bene grazie ad un comparto artistico di prim'ordine, che rende molti dei paesaggi, nemici, protagonisti ed armi memorabili
Un po' gioco di ruolo,
un po' action, un po' bullet hell, un po'...visual novel!?
Il
gameplay in Nier si può definire quantomeno...vario. Per la maggior
parte del tempo, il titolo si comporta come un normale action-jrpg in
tempo reale: vi si pareranno davanti decine di nemici e voi li
sconfiggerete con l'alternanza di attacchi, schivate, parate e magia.
Non mancano alcune chicche nel sistema di combattimento: abbiamo ad
esempio un attacco in grado di sfondare la guardia nemica, diverse
tipologie di armi, magie che cambiano in base al fatto che vengano
caricate o meno. Le parti più esaltanti restano comunque le boss
fight: oltre ad essere alquanto epiche, esse sono varie e richiedono
una certa diversità di approcci, a volte privilegiando la magia, altre
lo scontro fisico. I combattimenti non sono però l'unica cosa che
troverete in Nier. Spesso, infatti, la prospettiva cambierà,
trasformando letteralmente il gioco: a volte diverrà un platform 2d,
altre uno shooter in terza persona altre ancora in un gioco di ruolo
isometrico alla Diablo.
I
Cavia sono inoltre dei maestri del “citazionismo videoludico”:
sono presenti chiari riferimenti a titolo storici come Resident Evil
e The Legend of Zelda o a generi tipicamente giapponesi come i bullet
hell e le visual novel. Molto spesso infatti i nemici, soprattutto i
boss, lanceranno magie sotto forma di proiettili circolari, creando
una miriade di colpi che dovrete schivare o contrattaccare con altre
magie; il tutto ovviamente seguendo certi script che si possono
apprendere con la pratica. In alcune particolari occasioni invece,
il gioco diventa una visual novel: sullo schermo, nero, vedrete
comparire solamente le scritte bianche, mentre verrete accompagnati
dalle splendide tracce della colonna sonora, accuratamente dosate per
dare il giusto pathos alle scene. La qualità di queste ultime è
infatti notevole, dando un'ulteriore prova delle capacità narrative
di Yoko Taro, che riuscirà ad emozionarvi senza nemmeno un elemento
a schermo.
Un ultimo appunto va
fatto alle quest secondarie ed alle altre attività collaterali come
la pesca. Dunque...queste appaiono estremamente mal calcolate e
frustanti. Ad esempio, le missioni sono lunghe, tediose e molto meno
remunerative rispetto al semplice “farming”. Lo stesso discorso
vale per la pesca, spiegata in un modo dannatamente fuorviante, che deve aver fatto impazzire più di un recensore all'epoca.
Apparentemente, queste sembrerebbero delle pessime scelte di game
design. Ma anche qui, è tutto voluto. È l'ennesima provocazione dei
Cavia, per mostrarvi quanto può essere stupido, ad esempio, mettersi
a pescare mentre avete un compito ben più urgente da portare a
termine (salvare vostra figlia Yonah!). Solo che, anziché
semplicemente dirvelo, preferiscono farvelo provare sulla vostra
pelle. Una scelta che va almeno stimata per il suo coraggio. Simpatici
eh?
L'apparenza inganna.
È
così che si presenta Nier. Un'opera controversa, dalle due anime: da
un lato un comparto tecnico e un gameplay discutibili, dall'altro una
narrativa eccezionale. Più che per qualunque altro titolo, vale il
nostro “motto” che compare in alto sul sito: “Per poter
cogliere un'esperienza nel suo insieme occorre approcciarvisi con la
mente priva di giudizi. Solo così nasce un'emozione e si sperimenta
se stessi”.
Se
non si conosce la sua storia, il perché di quel gameplay (una
coraggiosa provocazione), il perché di quel comparto tecnico (ai
Cavia venne infatti dato un budget ridicolo, col quale riuscirono
comunque a fare miracoli, basti vedere la colonna sonora), si è
facilmente portati a bollare il titolo come mediocre, prigionieri,
come si è, ognuno dei propri schemi. Quello di Yoko Taro è, invece,
un gioco “colto”, per i pochi che hanno la pazienza di conoscerlo
e apprezzarlo (per vederlo tutto è infatti necessario giocarlo
almeno tre volte: i primi due finali sono una presa in giro...ma nel
vero finale succede una cosa che va per forza vista), e soprattutto
per i giocatori “vissuti”, che, altrimenti, non coglierebbero il
pensiero dell'autore. È a questi che consiglio il titolo: Nier è
un'esperienza ambigua, capace allo stesso tempo di estasiarvi con la
complessità della sua trama e di regalarvi delle frustrazioni;
dovute non solo ad alcune meccaniche, ma anche “psicologiche”, in
quanto spesso vi ritroverete a fare azioni che ritenete essere
sbagliate e causa di sofferenza per gli altri personaggi. Un'enorme
provocazione, verso gli stereotipi che vengono ormai da anni
riciclati all'interno dei j-rpg, dove l'eroe buono salva il mondo e
“sposa” (per non dire altro) la ragazza di turno, che ovviamente
acconsente. Un'esperienza che non necessariamente vi regalerà gioia,
farà divertire o stare bene; ma che di sicuro vi lascerà qualcosa
e, proprio per questa ragione, merita di essere provata.



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