Parlare di
questa visual novel è complesso in quanto non solo il rischio di qualsiasi tipo
di spoiler è altissimo ma, descrivere con parole inappropriate, quella che
secondo me è la miglior visual novel prodotta è una mezza blasfemia.
Steins;Gate è una visual novel prodotta dalla 5pb. Insieme con la Nitroplus nel
lontano 2009, fa parte insieme a Chaos;Head, Robotic;Notes e Chaos;Child alla
serie punta di diamante della N+. Infatti i titoli sopra citati non solo
condividono la stessa ambientazione ma hanno richiami ai personaggi o a vicende
successe negli altri capitoli. Torniamo al nostro Steins;Gate, esso è uscito su
quasi tutte le console della settima generazione e sulla PSVita (essa fa parte
dell’ottava), è stata commercializzata nel 2009 ma prima che avesse una
traduzione (legale) abbiamo dovuto aspettare fino al 2013 con la Jast USA.
Finalmente anche da noi, nel bel paese, è stato commercializzato questo gioco
ma solo su PS3 e su PSVita.
-COMPARTO TECNICO-
Se devo dire
la verità la prima volta a cui mi sono affacciato a questo titolo, ritenevo che
la grafica fosse la parte peggiore di una produzione pressoché perfetta. Stiamo
parlando di una visual novel in cui non ci sono modelli poligonali di alcun
tipo ma solo sfondi statici e Sprite, quindi, cosa poteva avermi indotto a dare
un giudizio negativo al comparto grafico? Beh molto semplicemente il fatto che,
abituato ad anime in cui la pulizia dell’immagine è il grosso della realizzazione
tecnica, vedere gli sfondi e gli Sprite dei personaggi disegnati con una cura
immensa (oltre che con un design accattivante) ma colorati con un acceso tono
da pastello. Mi spiego, guardate l’immagine che vedete in calce a questa frase,
noterete che è stata usata una tecnica di stesura dei colori simile a quella di
un bambino che colora con i pastelli (lasciando dunque spazi più chiari o
colorati con colori meno accesi).
Attenzione ovviamente non ho voluto dire che
la realizzazione tecnica sia scarsa, tutt’altro, ma era per far capire tramite
un paragone come mi sono sentito spiazzato al mio primo gameplay. Dopo quasi un
anno dal termine al 100% del gioco invece questo stile lo trovo meraviglioso in
quanto diverso dal solito tratto uscito fuori da correttori di gamma e simili
tipici di un lavoro compiuto tutto al pc, inoltre, questa sensazione di
meraviglia che mi prende ogni volta che vedo un CG, uno sfondo o uno Sprite
deriva anche dall’eccellente lavoro compiuto dal team di sviluppo sia per quanto
riguarda il design dei personaggi che per la ricreazione del noto quartiere
Akihabara.
Akihabara (o
Akiba, in breve) infatti verrà ricreata molto fedelmente (quasi quanto la Tokyo
presente nei vari Shin Megami Tensei) strizzando l’occhio parecchie volte a
edifici o negozi esistenti realmente nel quartiere giapponese.
Dal lato del
design dei personaggi esso risulta di una qualità eccellente non solo perché i
personaggi si fanno specchio del loro carattere e delle loro abitudini con il
loro modo di atteggiarsi e il loro vestiario ma, molto sottilmente, denunciano
anche modi di comportarsi di dubbio gusto dei giapponesi. Per fare un piccolo
esempio, con Daru, spalla del protagonista, non solo si denuncia la scarsa cura
degli otaku giapponesi ma anche l’ossessiva (e allo stesso tempo inutile) mania
di acquisto di merchandise legata a un certo anime o manga.
Quindi, in
soldoni, nonostante l’aspetto grafico possa spiazzare i neofiti sulle prime,
non tarderete come me ad amare quanto vi è proposto.
Le musiche
composte per questo gioco ben si accompagnano al proseguio della storia e si
adattano perfettamente a determinate situazioni che, per il pathos che si sarà
creato un po’ per la trama e un po’ per la soundtrack di accompagnamento, vi
terranno incollati allo schermo della vostra console.
Gli effetti
sonori sono ben registrati e diffusi dagli altoparlanti, mostrando un buon
realismo nel cercare di immergerci nella torrida estate giapponese.
Il
doppiaggio è ovviamente in giapponese e fortunatamente non ne hanno messo
alcuno in inglese o, ancor peggio, in italiano. Ovviamente non perché i
doppiatori di paesi al di fuori del giappone siano di scarsa qualità, ma perché
avrei ritenuto ingenuo rovinare quanto di buono era stato già fatto. Le voci dei
doppiatori rispecchiano infatti i personaggi e la loro personalità e aiutano
l’immersività nel mondo di gioco.
Ci troviamo
quindi davanti a un audio di ottima qualità con qualche sbavatura soltanto in
taluni tratti, i quali a lungo andare risulteranno fastidiosi.
-DIALOGHI E
TRAMA-
Ciò che
rende una visual novel ottima, mediocre o pessima sta nella qualità dello
script cioè dell’insieme dei testi che compongono un gioco (non fanno parte
dello script ovviamente i menu, schermate di caricamento e simili). Descrivere
lo script di Steins;Gate non è cosa semplice in quanto esso ci racconta non
solo la vicenda che fa da sfondo ai personaggi ma, in determinate occasioni si
dilunga anche nella spiegazione di concetti fisici realmente esistenti (quasi
tutti in realtà) derivati dalla fisica quantistica. Ora, capirete che la
difficoltà di giudicare i testi risiede nel fatto che non tutti sono
appassionati di fisica, e quindi queste parti possono risultare molto noiose
oltre che in grado di spezzare un ritmo molto equilibrato.
Darò dunque
un giudizio allo script nel suo complesso e uno senza le parti di fisica.
Chi deciderà
di leggere e cercare di capire anche le parti di quantistica si ritroverà in
mano a un’avventura che già dalle prime ore di gioco lo terrà incollato allo
schermo con misteri che all’inizio sembreranno irrisolvibili. Inoltre capirà
ovviamente meglio il funzionamento dei meccanismi che innescano i “casini” che
fanno da motore alla trama accompagnati dagli immancabili colpi di scena.
Le
spiegazioni sul tempo su tutte le implicazioni che ne derivano in fisica
quantistica/relativistica vengono spiegate con semplicità senza trascurare
ovviamente la rigorosità di fondo presente in qualunque materia degna di questo
nome. Vedo già qualcuno in panico, tranquilli non sono presenti formule di
alcun tipo tuttavia, quanto detto non è campato per aria ma sono speculazioni
che possono essere tratte dalla teoria. Infatti è come pensare che anche noi
possiamo volare, in teoria è possibile con l’uso di determinati macchinari come
jetpack ma poi la teoria si scontra con la realtà e da li nascono poi le
problematiche studiate dall’ingegneria.
Coloro
invece che decideranno di saltare quelle scene o di leggerle con leggerezza non
solo si perderanno una parte sostanziosa della trama del gioco ma eviteranno
una infarinatura di quella che sarà la fisica del futuro e che quindi
condizionerà la sua vita nell’avvenire (oltre che imparare qualcosa di nuovo
non fa mai male).
Quindi, indipendentemente
o meno dal fatto che leggiate le parti più scientifiche vi troverete uno script
pieno di colpi di scena, che, insieme al pathos che si viene a creare e
all’empatia che proveremo man mano che conosceremo meglio i protagonisti di
questa avventura, vi terrà occupati per una 60ina di ore (ben spese a mio
parere) ma che una volta finite, vi lascerà quel qualcosa che rende unico un
titolo di qualità superiore.
-GIUDIZIO
COMPLESSIVO-
Beh, a
questo punto direi che dire cosa penso riguardo a questo prodotto sia inutile.
Ci troviamo
di fronte a qualcosa di quasi perfetto con sbavature solo nel comparto audio e
sporadici cali di ritmo nelle “scene scientifiche”, quindi, l’unico consiglio
che vi posso dare è, considerato il mare di mediocrità che è presente ora nel
panorama videoludico, concedetevi 60 ore in compagnia di visual novel come
questa o Fate/Stay Night (già recensita dal nostro amico Lorenzo). In fondo è
anche questo lo scopo del nostro blog, farvi scoprire giochi o anime che
valgono il tempo speso a guardarli o giocarli.
Come al
solito fatemi sapere quale è stata la reazione di fronte a questo gioco, su
quale console l’avete comprata e altri commenti.
Un saluto
dallo staff di Tales Of Nerds.


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